Viaggio in Burkina Faso

Nel novembre scorso, il nostro collaboratore Enzo Barnabà ha effettuato un viaggio di studio in Burkina organizzato da “Chiama l’Africa”. Lo ha riassunto per i nostri visitatori utilizzando le foto di Loretta Manzato e il diario di viaggio di Eugenio Melandri, segretario dell’organizzazione.

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Tomba di Sankara

Abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio sulla tomba di Sankara a Ouagadougou, la capitale del paese. Non è stato facile arrivarci. Oggi il cimitero dove è sepolto è praticamente circondato da una discarica. Chiediamo informazio­ni, ma non ne ricaviamo nulla. Finalmente incontriamo una ragazza con il motorino. Ci fa strada e arriviamo. È stato un momento emozionante. Sankara è un altra di quelle persone che hanno restituito l'onore e la dignità all'Africa. Con la sua di­rittura morale: "Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”.Con la conce­zione del potere come servizio, come - perché non dire anche questo?- stratega politico. Ha lasciato il paese – l’antico Alto Volta che ha ribattezzato Burkina Faso, che vuol dire “Pese dell’uomo probo” - senza un franco di debito.

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Campagna elettorale

Blaise Comparoré è stato al­l'origine del colpo di stato che assassinato Sankara. Compaoré è appena stato rieletto per l'ennesima volta alla presidenza della Repubblica. Naturalmente con una percentuale bulgara e senza che ci sia stata vera battaglia elettorale. Nel paese si vedono solo cartelloni di propaganda per il presidente, la gente veste magliette con il suo volto. Degli altri candidati si sa a malapena il nome. Sarà per questo che Chirac non ha avuto nessuno scrupolo a inviare un messaggio di congratulazioni al rieletto pre­sidente prima ancora che fossero proclamati i risultati ufficiali.

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Joseph Ki-Zerbo

Siamo ve­nuti in quindici qui per ascoltare le lezioni di Ki Zerbo. Per imparare a conoscere le radici della storia africa­na e, imparandola, per metterci in ascolto di questo continente che ha parole nuove e diverse da dire ad un mondo che sta costruendosi troppo spesso su basi disumane. Ci ha accolto a casa sua, e lo stesso farà altre tre volte, per raccontarci l'Africa.

 

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Da Ki-Zerbo

Ci ringrazia di essere andati a trovarlo e ad ascoltarlo. “parce-que écouter c'est donner” (perchè ascoltare è donare). Ci commuove la frase con cui ci accoglie: “Siete partiti da casa vostra e siete arrivati a casa vostra”. Certo è che se chi si interessa del continente africano, tutti quelli che fanno cooperazione conoscessero un po' di più la storia africana, forse cambierebbero metodo di approccio e soprattutto comincerebbero a capire che l'Africa e gli africani chiedono di essere riconosciuti nella loro dignità.

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Mamma

Un paese di 274.000 chilometri quadrati con una popolazione di circa 12 milioni di abitanti, di cui il 52% di donne.

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Cotone

La geografia del territorio è abbastanza semplice: al nord il deserto con meno di 300 millimetri di pioggia annua. A sud est, molto più piovoso, con oltre 1000 millimetri di pioggia, la terra da coltivare. Potremmo definire questa zona come il granaio del paese, Il resto è destinato al cotone.

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Scuola

Ascolto una lezione di storia fatta ai ragazzi della scuola. Mi entusiasmo a sentire che si parla di Sundiatà, l'imperatore del Mali. Finalmente i ragazzi africani possono dire di avere una loro storia e non sentirsi raccontare le storie dei romani dei greci o dei galli. Solo scoprendo di avere un grande passato, l'Africa potrà guardare con fiducia al proprio.

 

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La ministra Miriam Laminaza (e Oriana Fallaci)

Viene a cena da noi, presso la conunità Emmaus dove alloggiamo, Miriam Lamizana, ministro delle opere sociali. E' importante una donna ministro qui in Africa. Anche se il Burkina ha una tradizione in questo senso che gli viene da Sankara. Ci riferisce delle cose che sono state fatte. Finalmente per legge è stata proibita l'infibulazione e i trattamenti lesivi della femminilità. E' stato proibito il levirato, che prevedeva la possibilità per il fratello del marito defunto di prendersi per moglie la vedova. E' stato abolito il matrimonio concordato. Mentre, pur scoraggiandola, non è stata vietata la poligamia. Questa abolizione avrebbe messo molte donne che vivono nella poligamia, in una situazione di abbandono. Miriam Lamizana rifiuta la birra e pasteggia con un’aranciata perché è mussulmana. Enzo dice che sarebbe interessante presentarla alla Fallaci: la scrittrice fiorentina avrebbe di che rivedere le sue opinioni sulle donne mussulmane.

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11. ci accolgono suonando e danzando.JPG
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Donne a Zabré

Di che cosa siano capaci le donne africane lo vedo a Zabré, un paese a sud del Burkina, a diverse ore di strada da Ouaga. Diecimila donne organizzate in un’associazione completamente autogestita. Nata una decina di anni fa dalla cocciutaggine di una donna contadina, ora gestisce corsi di studio e formazione, una scuola, organizza le donne nella coltivazione dei campi, fa attività di produzione e, soprattutto, di promozione della dignità della donne. Siamo ospiti loro in una caldissima notte. Insieme con loro prima visitiamo un villaggio di contadini che ci accolgono suonando e danzando. C'è fierezza e allegria nei loro occhi. Mentre ci raccontano la loro storia, il loro lavoro, i loro sogni. La loro fatica nella lotta quotidiana contro il deserto che avanza

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Bambini

Fa impressione il sorriso dei bimbi e la capacità che hanno di divertirsi con poco. Forse nelle periferie delle città, nelle grandi bidonvilles i bambini sono messi da parte. Ma qui, nei villaggi, il loro sorriso ci spiazza. Qualcuno di noi cerca di paragonarli ai figli che nascono nella nostra Europa. Quasi sempre figli unici, senza compagnia, senza gruppo. Che nascono già pieni di impegni: lunedì piscina, martedì equitazione, mercoledì nuoto e via andando. Piccoli soprammobili ad uso dei grandi. Qui basta un pezzo di legno o una gomma vecchia di bicicletta per fare giochi infiniti.

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Le mangiatrici d'anime

Il villaggio e la tradizione non rappresentano tuttavia una sorta di isola felice, fuori dalle contraddizioni, senza bisogno di cambiamento, Accanto a tradizioni che portano alla vita proseguono anche altre tradizioni che invece sono all'origine di sfruttamento e di esclusione. Le mutilazioni genitali femminili o la schiavitù di fronte a certe forme di stregoneria sono la faccia infelice di questa immagine felice. Qui in Burkina, negli ultimi anni, ha ripreso drammaticamente piede una tradizione veramente disumana. Quella delle cosiddette “mangeuses d’âmes” (mangiatrici d'anime). Quando in un villaggio succede una disgrazia, ad esempio muore qualcuno di importante, si cerca il responsabile. A volte con riti spaventosi, dove il morto è portato a spalle nel villaggio fino a quando non si ferma di fronte alla persona colpevole. Normalmente si tratta di donne sole che vengono accusate di essere all'origine della disgrazia e, quindi, vengono espulse dal villaggio. Nenache i familiari possono fare nulla perchè, a loro volta, sarebbero radiati. Così queste donne si aggirano sole cercando la maniera di sopravvivere. A Ouaga ci sono due centri che le raccolgono. Ne visitiamo uno ed è davvero uno spettacolo sconcertante. [“La Repubblica” ne aveva parlato in agosto. L’articolo contiene alcune imprecisioni: parla di lapidazioni e di roghi inesistenti ed ignora l’alta percentuale di burkinabè cattolici, per es. E.B.]


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16. comincia una e vera propria lezione.JPG

Comincia una e vera propria lezione

È lungo il viaggio fino a Ouhaiguya dove ci aspetta la comunità Naam, guidata da Bernard Lédia. Lédia ha studiato  sociologia in Europa, poi una volta tornato ha cercato, come lui stesso dice, di africanizzare i suoi studi, rivedendoli alla luce della cultura locale. Ci accoglie sotto un grande albero all'ombra del quale ci sono dei banchi e una grande lavagna. Comincia così una vera e propria lezione. Ci racconta, sempre motivandocele, le scelte fatte durante questi anni. L'approccio iniziale ai contadini del villaggio, il cammino fatto per mettersi insieme i valori che ne sono alla base. Il risultato è un'organizzazione di seicentomila contadini che si sono messi insieme per salvaguardare la loro cultura tradizionale, la loro capacità produttiva, per rivendicare il diritto loro e degli africani ad una alimentazione che non sia estraniata dal territorio. Insieme è possibile tutto, anche quello che può sembrare impossibile. Così sono nate tante esperienze. Il segreto del successo sta probabilmente nel fatto che Lédia ha voluto organizzare i contadini riproducendo la struttura su cui si basa dalla tradizione dei Naam-Kombi, cioè sul lavoro collettivo e sulla mutua assistenza. Il valore fondante del gruppo è la democrazia. Mentre la società tradizionale è estremamente gerarchica, i Naam hanno una concezione molto stretta della democrazia e i dirigenti non vengono scelti in base alla loro provenienza sociale, bensì in base alle loro qualità morali. 

[cfr. http://www.lefaso.net/article.php3?id_article=9392, E.B.]

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Dissodare con le erbacce

I contadini sono riusciti anche a rubare migliaia di ettari di terreno coltivabile al deserto. Si comincia dissodando la terra e piantando in essa un genere particolare di erbacce che crescono anche in regime di difficoltà e che quando muoiono inumidiscono il terreno. In tre o quattro anni, il terreno prima desertico torna coltivabile.

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La cucina del deserto

Dopo pranzo abbiamo modo di visitare uno dei cantieri dei Naam. C'è l'officina meccanica dove vengono preparate e riparate le macchine. Qui, fra l'altro, si fabbrica la cucina del deserto. Si tratta di una sorta di campana che assorbe il calore del sole. Le pentole vengono messe sotto questa campana e in poco tempo bollono. Una cucina solare che permette di risparmiare energia.

19. l'avvoltoio.JPG
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20.villaggio.JPG
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21. donne abbelliscono il villaggio di Tiébélé1.JPG
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22. donne abbelliscono il villaggio di Tiébélé2.JPG
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23.pubblicità del medico tradizionale.JPG
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24. stasera alle 20, Milan-Lecce.JPG
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25.catechismo plein air.JPG
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26. negozio a Zabré.JPG
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